29 Maggio 2023
É preservato lo stato trofico ideale con valori simili a un secolo fa Lo dicono i dati illustrati al Forum su la pesca alla Dogana Veneta: migliora la situazione delle acque per effetto dei cambiamenti climatici e del minor sversamento di reflui.
C'è un effetto dei cambia-menti climatici che sta aiutando il lago di Garda a preservare lo stato trofico ideale, oggi paragonabile alla situazione di un secolo fa. Si tratta del sempre più raro mescolamento completo delle acque causato dall'aumento della temperatura nei primi 50 metri di profondità (quasi un grado negli ultimi trent'anni, valore elevato): ciò favorisce il deposito verso il fondo dei nutrienti inorganici (fosforo in primis) che se risalissero in superficie provocherebbero una massiccia produzione algale portando il lago verso l'eutrofizzazione: inquinamento responsabile della proliferazione batterica e del calo dì ossigeno che incidono su flora e fauna.
Forum del Garda Degli effetti dei cambiamenti antropici e climatici sulla qualità del Garda ha parlato Nico Salmaso, responsabile dell'Unità idrobiologia della Fondazione Edmund Mach di San Michele all'Adige, nel corso della 28esima edizione del Forum del Garda ospitato alla Dogana Veneta di Lazise, evento annuale organizzato dai tre Rotary Club gardesani (Rotary Club Riva del Garda, Rotary Club Peschiera e del Garda Veronese, Rotary Club Salò-Desenzano).
Quest'anno il tema era, la pesca, di cui sono stati approfonditi valore storico, situazione attuale e prospettive in un dibattito che, oltre a Salmaso, ha coinvolto l'ittiologo della Regione Veneto Ivano Confortini e Pierlucio Ceresa, segretario generale della Comunità del Garda, con gli interventi moderati da Filippo Gavazzoni, assessore di Peschiera e vicepresidente della Comunità del Garda. Presente all'apertura del convegno anche la vicepresidente della Regione Elisa De Berti. Le concentrazioni di fosforo sono aumentate dagli anni '70 fino alla metà degli anni Duemila, mentre dal 2010 in poi la situazione è migliorata.
Fosforo in calo «Qualcosa di positivo è successo», ha rilevato Salmaso, «osserviamo cambiamenti sul lungo periodo, perciò ipotizziamo che a diminuire il fosforo sia stato un minor sversamento di refluì in acqua» e questo dipenderebbe dal collettore, posato tra anni '70 e '80. «La tendenza è ancora verso la diminuzione: il lago si sta avvicinando all’oligotrofia, ora è in una condizione di oligomesotrofia», dove per oligotrofia si intende un ambiente acquatico caratterizzato da povertà di sostanze nutritive disciolte, mentre la mesotrofia è lo stadio precedente. Una sorta di ritorno alle origini, come è stato ricostruito analizzando e datando un campione di sedimento: «Oltre cento anni fa la concentrazione di fosforo era di 5-10 microgrammi per litro, misura a cui stiamo tendendo», ha precisato Salmaso. Equilibrio che potrebbe essere minacciato da inverni particolarmente freddi e ventosi e dal conseguente mescolamento più in profondità dell'acqua (l'ultimo avvenuto nel 2006) con il ritorno in superficie del fosforo che nei mesi estivi aumenterebbe la concentrazione delle biomasse di cianobatteri, specie finora presenti in quantità minime ma che all'aumento del fosforo producono anche sostanze tossiche.
Sono 42 le specie aliene catalogate nel Garda: tra le ultime rilevate c'è la Dreissena bugensis, mollusco originario del bacino imbrifero del Dnepr (Ucraina) al pari della Dreissena polymorpha scoperta alla fine degli anni '60 e che ha poi invaso il lago. Il loro arrivo non è dovuto ai cambiamenti climatici, ma all'introduzione più o meno consapevole dell'uomo: nel caso delle Dreissena il trasporto è avvenuto attraverso le chiglie delle barche a cui erano ancorate, per questo uno degli obiettivi del Contrato di Lago in corso di approvazione prevede la sanificazione delle carene. L’ittiologo Confortini ha spiegato che sul Garda operano circa 110 pescatori professionisti, di cui 77 lungo la sponda veronese (in gran parte provenienti da Stati extracomunitari) a cui si aggiungono qualche centinaio di pescatori sportivi locali e qualche migliaio proveniente dalle provincie vicine. Il pescato annuo dei professionisti è di circa 300-400 tonnellate (soprattutto agone, lavarello, trota, luccio, pesce persico e tinca). L’alborella, abbondante in passato, è drasticamente calata a partire dalla fine degli anni ’90. “Le specie sono cambiate anche perché sono cambiate le condizioni del lago, sfruttato per altre attività che hanno sacrificato alcuni ambienti”, ha detto Confortini.
Quindi la proposta di un piano di tutela da attuare su due fronti: quello delle amministrazioni locali, chiamate ad attuare strategie per salvaguardare l’ecosistema e la biodiversità del lago, e quello sovracomunale per arrivare a una “adeguata normativa sulla pesca in grado di valorizzare la risorsa pesce sia dal punto di vista quantitativo he qualitativo, rendendo il prelievo sostenibile” portando avanti anche l’idea di istituire un marchio di qualità per il pesce gardesano.
(L’Arena, 19 maggio 2023)