Garda e clima impazzito. La gestione dell’acqua deve essere rivista: razionalizzare l’irrigazione

03 Gennaio 2024

 

Da un estremo all’altro. I cambiamenti climatici in corso si fanno sentire, in maniera evidente, anche sul Garda. L’anno appena concluso ne è la dimostrazione, dove dalla crisi idrica si è passati all’esatto opposto. La frequenza degli eventi estremi è ormai sotto gli occhi di tutti, con buona pace dei negazionisti da tastiera.

Così, com’è noto ormai da mesi, la Comunità del Garda ha proposto una revisione del voto numero 55 del 1965 del Consiglio superiore dei Lavori pubblici dal quale dipendono le modalità di regolazione e utilizzo delle acque del lago. Un tema che verrà affrontato nell’assemblea generale convocata per sabato 20 gennaio nella sede di Salò. «Dal 1965 è cambiato il mondo — dice Pierlucio Ceresa, segretario generale della Comunità del Garda — c’è una diversa sensibilità ambientale e dunque è corretto adeguare la gestione idrica del lago».
 

Il tema è di interesse pubblico. Così anche Luigi del Prete, referente dell’associazione di operatori culturali gardesani, sostiene che «la certezza scientifica dei cambiamenti climatici in corso necessita una revisione generale dei livelli operativi; inoltre le erogazioni devono essere proporzionali alle disponibilità e necessita una razionalizzazione dei sistemi d’irrigazione in agricoltura per ridurre gli sprechi insieme ad una revisione delle colture agricole per privilegiare quelle meno idrovore».

«Senza dimenticare — conclude — l’uso dello scolmatore Adige-Garda che deve essere limitato ai soli eventi di piene straordinarie, sviluppando contemporaneamente interventi di canalizzazione dell’acqua del fiume Adige nel Mincio e nel sistema irriguo, senza passare attraverso il lago».
 

 

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