25 Febbraio 2025
«Le forze politiche, imprenditoriali e accademiche hanno di recente mostrato una rinnovata sensibilità sul turismo grazie ai finanziamenti del PNRR. Affidandosi a valutazioni di “esperti” l’Osservatorio per il turismo sul Garda e la comunità del Garda hanno assegnato all’Università Cattolica del Sacro Cuore il compito di “statisticare” il turismo gardesano. Le ricerche hanno messo in evidenza la graduatoria di importanza tra le varie aree e paesi sul Garda, le rilevanti differenze di intensità dei flussi e le relative quote di mercato mentre i dati sociologici, sono stati affidati ad un questionario per i sindaci rivieraschi sul tema delle conseguenze del sovraffollamento turistico sull’ambiente e sulla sostenibilità.
Parole d’ordine che spesso utilizzano i nostri primi cittadini ma non riescono a promuoverle. Al contrario. Nei fatti le contraddicono. Partecipano alla distruzione della natura di un’area protetta e condannano le nostre biodiversità, uniche al mondo, all’estinzione: alle falesie, testimonianza di una natura selvaggia, vengono appese piste ciclabili e tonnellate di ferro e cemento; per lasciare spazio ai resort di lusso si sventrano montagne.
Resort e cemento
Cito, ad esempio, il «Park Resort Lake» di Salò un nuovo resort artificiale da 5 stelle con undici palazzine e 170 appartamenti, oppure un nuovo hotel a 5 stelle, con 140 suite per un totale di 71.425 mq2 a Formaga (Gargnano) per non parlare della miriade di nuovi insediamenti nati come i funghi negli ultimi anni sulla sponda veronese.
Mezzo secolo fa la sponda veneta intercettava più del 50% della clientela gardesana, a Limone si verificava un rapporto di 1 residente ogni 8-9 forestieri durante l’alta stagione turistica (dati 1980). Uno dei rapporti più bassi fra quelli esistenti in località di vacanze italiane. Oggi, gli stessi comuni di maggior tradizione turistica detengono più o meno gli stessi primati ed ancora oggi pilotano e condizionano lo sviluppo delle iniziative nel settore turistico gardesano.
Se togliamo “l’aria fritta” delle conferenze e mettiamo il turismo gardesano di fronte allo specchio, lo scorrere del tempo rispecchia più o meno la stessa identica immagine invecchiata di 50 anni. Una macchina bellissima e lussuosa di cinquant’anni fa non può reggere il confronto con le aspettative e le esigenze dei giorni nostri. Lo stesso vale per il turismo.
Turismo, un fenomeno da analizzare nel suo complesso
Ad ogni modo, le sole ricerche quantitative, necessariamente generalizzanti e astratte, non possono e, credo, non vogliano cogliere la complessità dei fenomeni indotti dal turismo. In realtà, mancano studi approfonditi sul fenomeno turistico nel suo complesso: sul rapporto tra popolazione residente e turisti; sugli effetti dell’occupazione locale nel settore; sulle ricadute del turismo sulle istituzioni pubbliche, sulla destrutturazione sociale e culturale del territorio; sul ciclo di vita del prodotto turistico nelle sue fasi di maturità e inevitabile decadenza (vedi età delle strutture alberghiere).
Negli anni 80 del secolo scorso si credeva che non bastasse paesaggio e natura, ma ci fosse bisogno di dotare i territori comunali di infrastrutture per la vita sportiva, culturale e ricreativa, oggi i nostri primi cittadini rispondono al questionario datato 2025 con le stesse identiche motivazioni per ampliare l’offerta turistica: manifestazioni ed eventi!
In questo modo le pagine più vere della nostra storia continuano a essere strappate e perdute: non appartengono più a noi ma sono dettate da lobby interessate ai grandi numeri e non alle esigenze delle preziose differenze locali.
Gli ignari sindaci non si accorgono che l’unico cambiamento che hanno introdotto in questi anni è il modello di sviluppo che fino a pochi decenni prendeva in considerazione le esigenze dei loro elettori riconoscendone i bisogni che sono la radice del vivere in una comunità, mentre oggi rispondono esclusivamente e con zelo alle “sollecitudini di ricchi imprenditori e di operazioni finanziarie che caratterizzano il “turismo del lusso” con il fatto di servirsi del territorio lasciando il meno possibile in cambio.
Una proposta sempre più globalizzata e omologata
Oltretutto, per quanto possa sembrare strano, promuovono un’offerta di lavoro sottopagato e un modello di sviluppo incapace di disegnare un futuro per i residenti e per le imprese locali. Inducono centinaia di poveri lavoratori immigrati del settore a cercare appartamenti in affitto, facendone aumentare il valore di mercato a dismisura e allontanando di conseguenza le nuove generazioni dal proprio luogo di nascita.
Queste forme imprenditoriali trovano finanziamenti fondati su discutibili teorie di marketing e su un comune obiettivo: pubblicizzare un’immagine di facciata dell’intero lago per posizionarsi nella guerra internazionale della propaganda, inflazionata da etichette uguali in tutto il mondo.
Commercializzano, cioè, uno dei luoghi più prestigiosi del turismo italiano allo stesso modo di qualsiasi altro prodotto da supermercato. Forse per questo si appoggiano su ricerche quantitative, necessariamente generalizzanti e astratte, che non possono cogliere la ricchezza e la complessità dei fenomeni indotti dal turismo, compresi lo stesso rapporto tra popolazione residente e turisti; gli effetti dell’occupazione locale nel settore; le ricadute del turismo sulle istituzioni pubbliche; la destrutturazione sociale e culturale del territorio; il ciclo di vita del prodotto turistico nelle sue fasi di maturità e inevitabile decadenza (vedi età delle strutture alberghiere).
Il valore del rispetto dell’ambiente
Proprio le ricerche di importanti istituti, nazionali e internazionali, indicano chiaramente che il futuro di una realtà turistica si nutre della capacità di “creare una domanda esclusiva legata al rispetto dell’ambiente”. Il Carpione che potrebbe accendere la curiosità in tutto il mondo con la ricerca scientifica non è più destinato a diventare oggetto di decisione politica. Un salmonide unico al mondo che vive solo nel Garda venerato e scolpito sui capitelli fin dall’antichità con la corona del re dei pesci non è percepito come il gioiello che dona autenticità e unicità. Due nozioni che appaiano al primo posto nei desideri dei turisti consultati dalle ricerche scientifiche.
Allo stesso modo il territorio collinare e montano, di grande valore ambientale, ha bisogno di interventi di manutenzione ordinaria e, quindi, del riconoscimento e del sostengo di chi mantiene e lavora a tale fine. Portare all’antico splendore il nostro ecosistema la sua forte identità territoriale ricca di cultura e di biodiversità, è la vera innovazione per concorrere a pieno titolo a creare le condizioni per un impatto favorevole anche su tutto il tessuto economico e sociale rispetto al turismo caotico, artificiale e alla standardizzazione di queste offerte imprenditoriali delle multinazionali del turismo.
“Il declino di un paese ha a che fare con ciò che non abbiamo voluto o saputo trasformare con l’abitudine di mantenere sempre le cose come stanno prendendo come base di riferimento i propri risultati invece delle prestazioni della concorrenza. Le strade comode e rassicuranti non portano da nessuna parte fanno solo diventare il viaggio più noioso”. Sono le considerazioni di uno dei manager più importanti nel mondo industriale.
L’industria del turismo gardesano è nella sua fase declinante contrariamente a quanto sostengono i “rassicuranti” fans delle “annate record” delle presenze. Se non si ha il coraggio e l’intelligenza per cambiare e riprendere quegli ingredienti costitutivi delle nostre identità culturali noi residenti faremo la stessa fine del carpione. Costretto a sparire per l’ingordigia di avidi tornaconti”.
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