30 Gennaio 2026
Da un lato le preoccupazioni degli studenti che si affacciano alla professione, dall'altro la difesa del settore operata da Federalberghi.
L'indagine condotta dall’Osservatorio per il Turismo evidenzia un profondo scollamento tra le aspettative dei giovani e l'attuale offerta del mercato. Gli studenti degli istituti alberghieri e linguistici manifestano forti timori legati soprattutto alla sostenibilità economica e psicologica del lavoro. Come osserva il sociologo Valerio Corradi, responsabile della ricerca, le nuove generazioni hanno cambiato priorità: «i giovani lo scelgono in funzione della sua qualità e capacità di garantire esperienze significative, l’equilibrio con il tempo libero e di tenere sotto controllo lo stress». Nonostante il 77% riconosca le opportunità del settore, il 70% degli intervistati si dice preoccupato per compensi iniziali troppo bassi, una percezione che spinge il 68% a guardare con favore alle carriere oltre confine. Secondo Corradi, per invertire questa tendenza è necessario intervenire sugli aspetti strutturali, poiché «non c’è dubbio che una remunerazione economica più alta potrebbe incentivare la "restanza"».
Di segno opposto è la replica di Federalberghi Garda Veneto, che contesta la validità di queste percezioni basandosi sui dati amministrativi in suo possesso. Il direttore Mattia Boschelli sostiene che la realtà dei fatti, osservata attraverso i centri di consulenza paghe dell'associazione, sia diversa da quella percepita: «I salari che vediamo ogni giorno sono coerenti con i contratti di riferimento, con le esigenze delle aziende e con i profili delle persone assunte». Boschelli mette in guardia dal generalizzare, affermando che «parlare in modo generico di stipendi troppo bassi non restituisce la realtà effettiva del settore».
Anche riguardo alla fuga di cervelli, Federalberghi invita a una lettura meno settoriale. Citando i dati Istat sulla mobilità giovanile dal 2011 al 2024, il direttore sottolinea che si tratta di «una dinamica generale, che va oltre il singolo settore e si intreccia anche con il calo demografico». L'associazione critica infine la modalità di diffusione della ricerca, lamentando una mancanza di dialogo preventivo tra mondo accademico e imprese: «Se ci si limita ad "osservare" e a pubblicare un dato, senza confronto e senza strumenti, il rischio è che il dibattito si fermi lì e che porti più danni che benefici».
Fonti:
https://www.facebook.com/story.php?story_fbid=1403088881620180&id=100057572435131&mibextid=wwXIfr&rdid=Z8RQLtd3yDMQPjJC#
https://www.facebook.com/groups/www.rimpresa.comgroup/posts/1633424808026735/