15 Settembre 2023
L’idrogeno è un sogno energetico, non da ieri ma da molti anni ormai. Una fonte infinita di energia pulita a basso costo che, bruciando, non produce anidride carbonica. Non solo: l’utilizzo dell’idrogeno potrebbe affrancare il mondo dalla necessità di litio e terre rare che servono alla produzione di batterie, svincolando l'Occidente dal monopolio minerario cinese. I veicoli elettrici infatti sono alimentati da batterie mentre quelli a idrogeno hanno solo una cella a combustibile e un serbatoio per il gas liquido.
La scelta dell’idrogeno sembra quindi una strada perseguibile, almeno in linea teorica e sottolineiamo il "teorica", perché i problemi, tanto a livello tecnologico (la creazione dello stesso idrogeno) che di distribuzione, sono ancora sul tavolo.
Va da sé che, perché tutto il processo sia coerente, anche la produzione di idrogeno debba essere eseguita con energia sostenibile creando un circolo virtuoso. Detto questo, la questione rimane sempre la stessa: quando avremo una tecnologia di produzione, stoccaggio e distribuzione che renderanno l’idrogeno veramente competitivo nei confronti dei combustibili fossili? Il mondo però, anche oggi, può essere cambiato dal basso. Anche con una bicicletta. La realizzazione di biciclette all’idrogeno sta diventando una realtà, anche in Italia. Come funziona? Se sul telaio di una comune e-Bike si trova una batteria al litio, su quello di alcune “bici speciali” c’è una “borraccia” piena di idrogeno liquido che voi stessi potreste aver prodotto in casa. Proprio qui sta il discriminante: molte aziende stanno sviluppando piccoli sistemi casalinghi per la produzione e lo stoccaggio di idrogeno “per uso personale”, attrezzature sicure e di dimensioni ridotte, non superiori a quelle di un trolley.
È il caso della cinese Youon che mette in commercio un contenitore del peso di 18 kg, con un serbatoio da 40 litri che attiva il processo di elettrolisi e produce l’idrogeno liquido. Questo sistema, che funziona ad energia solare, è complementare ad una citybike (che nel sud est asiatico è stata venduta a parecchie metropoli per coprire il servizio di sharing). Il serbatoio viene riempito in soli 10 secondi mentre la bici raggiunge i 23 km/h e ha una autonomia di 50-60 km. I prezzi sembrano poter essere competitivi: alcuni punti vendita specializzati (come Remoove ad Arco, in provincia di Trento) stanno prendendo ordini che potrebbero essere soddisfatti in pochi mesi per biciclette intorno ai 2.500/3.000 euro, con costi di ricarica praticamente nulli.
Allo stesso modo, la tedesca Linde – azienda che si occupa di automazione industriale – ha realizzato una bicicletta con caratteristiche simili il cui sistema di elettrolisi, installato in torrette pubbliche lungo le strade, sfrutta invece energia eolica o biogas: 34 grammi di idrogeno consentono 100 km di autonomia.
La francese Alpha Neo, la cui produzione è cominciato solo tre mesi fa ma che ha già riscosso un certo successo di prevendita, è esteticamente molto gradevole e funzionale ma prevede di essere alimentata solo alle stazioni di rifornimento che per inciso in Italia sono solo due – una a Bolzano e una a Mestre.
E se la Norvegia si prepara a mettere in funzione il più grande elettrolizzatore al mondo (l’impianto di Herøya ha recentemente assemblato e installato l'elettrolizzatore HydrogenPro e produrrà 100 kg di idrogeno puro all'ora per scopi industriali, dalla raffinazione degli idrocarburi alla produzione di fertilizzanti), Toyota crede invece nelle piccole misure: in partnership con Woven Planet Holdings, infatti, ha sviluppato un prototipo di una cartuccia portatile di idrogeno da 40 cm x 18 con lo scopo di facilitarne il trasporto (pesa solo 5 kg) e l’uso. Una minibombola di questo tipo, utilizzabile anche su uno scooter, permetterebbe lo sfruttamento dell’idrogeno per ogni genere di dispositivo elettrico minore e porterebbe energia anche in luoghi difficilmente raggiungibili, come durante un’emergenza.
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