Locazioni brevi: tra sostenibilità e insostenibilità

28 Marzo 2023

 

Quello delle locazioni turistiche e degli affitti brevi è un tema caldo su diversi fronti, quello che piu’ teniamo ad evidenziare è quello legato alla sostenibilità e all’impatto ambientale, sociale, culturale ed economico che questo fenomeno sta acquistando via via nel tempo. Quello che un privato possa affittare una parte o tutta la sua abitazione per un breve periodo non solo è un diritto ma è al principio della definizione di ricettività extralberghiera.
E’ con questa definizione infatti che il legislatore ha definito e regolamentato questo tipo di rapporto tra privati.

Già dagli anni 70, in particolar modo sula Lago di Garda, le case sono piano piano diventate alberghi e i campi campeggi, fino ad arrivare ai primi anni 2000 ad avere un'importante capacità ospitativa.

In altri territori però il flusso turistico non era sufficiente a garantire lo sviluppo di strutture ricettive e si articolava, come per il modello Irlandese, nello sviluppo di una serie di B&B o Agriturismi su cui destinazioni turistiche secondarie iniziavano il loro sviluppo. Il rapporto proprietario/struttura ricettiva era molto forte e caratterizzante dell’offerta stessa.
Il legislatore ha preso in considerazione questo elemento e la normativa ha quindi seguito, con i suoi tempi, queste logiche di sviluppo attenendosi al tessuto abitativo del territorio Italiano.

Con il mini boom del 2012 la possibilità di viaggiare si è estesa a molti paesi e persone che prima non avevano un budget sufficiente per muoversi in Italia in hotel. La ricerca di soluzioni meno dispendiose da una parte e le incertezze economiche italiane dall’altra, hanno fatto crescere l’offerta di camere o appartamenti. La domanda crescente è stata favorita dallo sviluppo di piattaforme On line che hanno reso facile e conveniente la gestione dell’offerta. Lo sviluppo è stato tanto rapido che la normativa non è riuscita a tenere il passo, arrivando solo oggi a cercare di regolare un fenomeno nato anni fa e che in alcune aree, come nelle città d’arte, è ormai degenerato.

Per i dati in nostro possesso è chiaro come il fenomeno definito delle “seconde case “ crei una pressione antropica ad esempio nella produzione dei rifiuti che puo’ essere stimata solo a consuntivo. Non esiste infatti un preciso e mirato sistema di controllo in quanto attività di locazione turistica o affitti brevi sono equiparate alle utenze domestiche.  Anche il consumo di acqua, visto il numero variabile degli occupanti, è difficilmente prevedibile. Le emissioni sono difficilmente valutabili, non essendo obbligatorie le normative che invece regolano il settore alberghiero e all’aria aperta.

Quindi, se il business c’è e i fenomeni di speculazione ne sono la prova, è un business che ha l’opportunità di diventare sostenibile per i territori e le comunità locali, per il tessuto imprenditoriale e per l’ambiente.  Quello che possiamo auspicarci è che vengano stilati dei regolamenti per dare direttive precise alle locazioni turistiche e agli affitti brevi e che tra esse si inizi a prendere seriamente in considerazione l’impatto ambientale e il livello di sostenibilità.

Difficile oggi valutare se per il settore ricettivo alberghiero questo tipo di fenomeno possa rappresentare una concorrenza insostenibile, certo è che in mancanza di regole per lo svolgimento di un attività in logiche moderne di sostenibilità, l’insostenibilità di fatto non sarebbe da escludere.
Deve essere invece assolutamente preso in considerazione se non incentivato il fenomeno nelle basse o bassissime stagioni, là dove i flussi turistici non giustificano un apertura parziale o complessiva del settore alberghiero visti gli alti e diversi costi di gestione.


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