28 Maggio 2025
Questo il comunicato diffuso dal Coordinamento per la tutela dell’Ambiente Alto Garda e Ledro, che raduna sotto un’unica sigla numerose associazioni ambientaliste attive sul territorio.
«Garda Dolomiti S.P.A: tra promozione turistica, gestione del territorio e dichiarazioni di sostenibilità. In seguito al resoconto apparso sulla stampa relativo alla recente assemblea annuale di Garda Dolomiti, il Coordinamento ambiente Alto Garda e Ledro coglie l’occasione per esprimere alcune considerazioni.
In generale, si colgono delle incongruenze tra le dichiarazioni pubbliche del presidente Rigatti che riguardano il concetto di sostenibilità e le strategie che, di fatto, Garda Dolomiti porta avanti. Esse, a nostro parere, spesso contrastano con i principi di sostenibilità ambientale, sociale, economica e di benessere dalla popolazione locale.
Nonostante le enunciazioni, assistiamo, nei fatti e nelle dichiarazioni, al sostegno di progetti della ciclo-pedonale del Garda o della paventata costruzione del golf a Nago, alla trasformazione di sentieri storici in ampi percorsi adatti ai ciclisti, all’espansione incontrollata delle vie di arrampicata sulle falesie, a fuochi d’artificio ed a grandi eventi che sotto ogni punto di vista non sono sostenibili dal punto di vista né ambientale, né sociale. Le nostre non sono posizioni pregiudiziali, né integraliste, né di opposizione a tutto ciò che viene dal mondo politico ed economico in tema di sviluppo del territorio. Ma è necessario tener conto della pregevolezza e della delicatezza del nostro territorio.
Il business turistico unica bussola delle scelte strategiche
Compito delle Associazioni è mantenere alta l’attenzione sui rischi che alcune decisioni, prese in nome dello sviluppo, comportano, rilevare criticità, proporre soluzioni concrete e veramente sostenibili, essere portavoce del territorio come soggetto avente dei diritti.
È auspicabile che amministratori pubblici e organi competenti ascoltino e dialoghino con associazioni, ricercatori ed esperti per poter giungere a scelte equilibrate, volte al benessere dell’ambiente e delle persone.
Garda Dolomiti investe in ricerca e commissiona studi sulla sostenibilità, ma è in grado di tener conto dei risultati e dei suggerimenti che ne derivano? Tra i principi del turismo sostenibile sono citate sia la necessità di tener conto delle opinioni delle associazioni e dei cittadini che costituiscono il nucleo della comunità, sia la loro partecipazione e il loro coinvolgimento al processo che conduce alle scelte politiche.
Riteniamo essere assolutamente sbagliato e controproducente che prevalgano le scelte e le decisioni di una sola parte dei soggetti coinvolti nella vita della nostra comunità. Si cita spesso la collaborazione, giusta e doverosa, con le categorie economiche e i comuni, ma si dimentica che agli incontri di confronto, le Associazioni che hanno a cuore la sostenibilità, non hanno modo di partecipare per poter esprimere le loro posizioni.
Non è nemmeno facile prendere atto in trasparenza dei contenuti che in queste riunioni vengono discussi, né delle decisioni prese, poiché nulla viene poi riportato ai media. Attraverso le azioni e le parole del suo presidente, a noi sembra che Garda Dolomiti si sia posta al centro dell’organizzazione sociale ed economica e territoriale della nostra Comunità, sopperendo alla latitanza dei Comuni; non è così, anche Garda Dolomiti è semplicemente una SPA pubblico-privata, uno stakeholder al pari di altri.
Una politica di gestione del territorio di tipo imprenditoriale
La politica di gestione del territorio rischia così di diventare di tipo imprenditoriale. E in una logica imprenditoriale, la salvaguardia del territorio è contemplata? Siamo sicuri che il settore pubblico e privato, in questo momento, stiano investendo risorse nella conservazione del territorio, dell’ambiente e dell’assetto socioculturale per garantire al turista un’esperienza gradevole e continuativa anche nel futuro?
Costituisce, altresì, un’anomalia il fatto che gli introiti della tassa di soggiorno siano affidati a Garda Dolomiti anziché ai Comuni. Secondo gli obiettivi previsti dall’istituzione di questa tassa, il ricavato dovrebbe essere destinato allo scopo di supplire ai maggior costi dovuti alla presenza turistica e di migliorare l’ambiente a beneficio di tutti, turisti e residenti.
Come e da chi vengono gestiti e controllati questi introiti? Questa gestione non dovrebbe essere controllata da un ente pubblico? Un ente di promozione turistica che ha nella sua mission e nel suo statuto lo sviluppo turistico non può assumersi un ruolo di governance del territorio che compete piuttosto agli amministratori pubblici, democraticamente eletti.
Trovare un punto di incontro tra salvaguardia del settore turistico e del paesaggio, non è facile perché si parte da visioni molto diverse.
Turismo e carico antropico insostenibile
Tra le enunciazioni del Presidente Rigatti troviamo: “il turismo è fonte di pregio e di valore per la nostra località” ed è un punto che ci vede d’accordo; secondo noi lo sviluppo non è legato a una cementificazione del territorio o ad un aumento dei volumi edilizi o a costruzioni mostruose o ad una antropizzazione incontrollata e sconsiderata del territorio che vanno ad impattare pesantemente sulla bellezza dei luoghi.
Noi pensiamo che il pregio e il valore passino attraverso il mantenimento della bellezza e della vivibilità, altrimenti il turista di qualità si rivolgerà verso nuove mete e inizieremo ad osservare sempre più la prevalenza di un turista consumatore del territorio da sfruttare per il proprio godimento e poco rispettoso dei diritti dei locali.
L’equilibrio tra chi risiede e chi viene in vacanza non è per nulla armonico. Il carico antropico impatta su sicurezza, mobilità, infrastrutture, servizi ospedalieri, smaltimento dei rifiuti.
I prezzi maggiorati degli immobili e dei beni di consumo, il traffico eccessivo, l’impossibilità di reperire affitti a lungo termine, aggravata dall’assenza di regolamentazione degli affitti brevi, comportano un rischio di emigrazione dei residenti verso altri luoghi e svuota la comunità dei loro elementi più preziosi, i giovani.
Tutto ciò comporta inevitabili conseguenze che producono ripercussioni negative sulla comunità locale, creano conflitti sociali tra residenti e turisti, svuotano il luogo della propria storia e della propria cultura. Si crea nel cittadino residente una percezione di “invasione” del territorio che alimenta i conflitti sociali. Perché il turista si interessi al territorio è necessario che venga guidato e istruito, informato e sensibilizzato.
L’iniziativa dei volantini informativi della scorsa estate era, per l’appunto, volta nella direzione di creare consapevolezza e coinvolgere l’ospite nel perseguire gli stessi obbiettivi di poter frequentare un ambiente godibile sotto tutti i punti di vista.
La promozione di un territorio già saturo
Assistiamo ad una massiccia operazione di marketing, doverosa certamente, ma volta ad attrarre un sempre maggiore carico di turisti, senza che ne vengano opportunamente valutate le conseguenze a breve, medio e lungo termine, tenendo conto della particolare delicatezza del nostro ambiente e al rischio di uno svuotamento dei valori della comunità residente.
Il problema degli alloggi turistici, ad esempio, è frutto di una promozione indiscriminata che non tiene conto delle sue ricadute; le lacune amministrative e giuridiche al riguardo vanno gestite solo dagli organi preposti, quelli politici: sindaci, giunte comunali e Comunità di valle in primis, non da chi ha un conflitto di interesse e ne è stato promotore.
L’organizzazione di grandi eventi per favorire la destagionalizzazione del turismo non è una soluzione, ma riporta sul territorio le stesse criticità che già i cittadini sopportano durante l’estate, anche nella bassa stagione.
Riteniamo, piuttosto, che per favorire la destagionalizzazione vada scoperto un potenziale turistico vocato alla tranquillità, al godimento di aspetti culturali, naturali, paesaggistici, antropologici, artistici e al trekking storico-culturale.
I diritti dei residenti
In un’ottica di turismo sostenibile, è necessario tener conto dei cosiddetti “diritti dei residenti, tra i quali citiamo il poter usufruire dei luoghi, non vedere invasa la propria proprietà privata da parcheggi impropri di auto o camper, il diritto ad affittare o comprare una casa di abitazione o di potersi spostare sul territorio con il proprio mezzo, ecc.
Va preso atto che, laddove c’è una massiccia presenza di turisti, il diritto al rispetto del proprio territorio di chi vive in quel luogo è minacciato e produce, a volte, proteste forti, dettate dall’esasperazione.
Il Coordinamento non si pone in una posizione “contro” il turismo e ne riconosce il valore e il benessere che ha portato alla comunità, ma non si vedono applicati i principi di “qualità, sostenibilità e coinvolgimento” che rimangono, al momento, parole prive di contenuto reale.
Non esistono due mondi separati, ne esiste uno solo e il Coordinamento ha come scopo fondante quello di tutelarlo. Siamo certi che molti condivideranno le nostre osservazioni, perché pensiamo che il bellissimo territorio in cui viviamo, noi, i cittadini, i turisti, le istituzioni, è il medesimo per tutti, manteniamolo così!
Gli elementi di preoccupazione: al turista si può perdonare tutto?
Vorremmo infine condividere con lei alcuni elementi di preoccupazione:
Siamo disponibili – conclude il Coordinamento per la tutela dell’Ambiente Alto Garda e Ledro – ad abbandonare la logica della quantità a favore di quella della qualità? Che luoghi vogliamo lasciare in eredità ai nostri figli? Vogliamo finalmente investire nella salvaguardia delle nostre acque? Stiamo favorendo la conoscenza dei turisti della storia e della cultura locali, al fine di favorire attaccamento, soddisfazione e legame emozionale con il luogo di vacanza?».